|  h o m e p a g e b a g a r r e   b a n d s  n e w s l i n k s   c o n t a c t  |

   "Electroch'òc" (Bagarre Records, 2002)   


Loris Böhm - Traditional Arranged
Uscito in ritardo rispetto le previsioni, questo disco è per questo ancor più atteso da critica e appassionati di musica occitana. Il nome "Electro ch'óc" è tutto un programma e si rivela effettivamente un elettroshock per l'ascoltatore... anche quello più smaliziato. Bisogna avere un bel pelo per ascoltare impassibili questo disco. Il malcelato timore di trovarmi di fronte ad un'opera ridondante di sintetizzatori ed elettronica applicata, appesantita e fracassona, era forte e incombente su di me. Il precedente "Esprit de frontiera" aveva spiazzato il pubblico per le sonorità moderne elettroniche che mai avevano contaminato in precedenza la tradizione occitana (i Lou Dalfin sono più propensi ad un folk-rock da balera), con quel disco si erano già avviati su una strada assolutamente inesplorata... adesso questo nuovo disco prende ancor più le distanze dal resto del panorama musicale occitano (italiano), ancorato ad una sorta di folk revival senza troppa intuizione. Si sono proprio scavati una nicchia i Gai Saber, e a tutti gli effetti risultano il gruppo più rappresentativo a livello europeo per la musica occitana italiana. Numerose le composizioni e le musiche a loro firma, e sono proprio queste ad essere le più convincenti del disco, segno che la strada da loro intrapresa è quella giusta. Non saprei citare un brano che si evidenzia rispetto ad altri; come al solito ogni pezzo ha un suo messaggio e qualcosa che lo contraddistingue, ma anche i classici "La dançarem pus" e "Diga, Joaneta" sono talmente stravolti che si fatica a riconoscere la matrice originaria.
Un disco che, appena terminato, ti impone di premere il tasto "repeat" del lettore... tanta è la voglia di assaporare ogni sfumatura sfuggita al precedente ascolto, quale giudizio finale potrebbe mai ricevere?? Onestamente, di tutte le produzioni discografiche che mi arrivano settimanalmente, devo confessare che ben poche mi inducono a schiacciare quel fatidico tasto. Un lavoro fatto con amore e con tanto sudore, un rispetto, oltre che per la tradizione occitana d'origine, anche dell'ascoltatore: continuo ad ascoltarlo e devo ammettere che ogni sfumatura, ogni passaggio, ogni ritmo è meditato e non casuale... un lavoro di alta classe ed è subito stella.

Massimo Pasquini - Musica! n.325 de "La Repubblica" del 25 Aprile 2002 (recensione cd-promo) 
GAI SABER, BRIVIDI DI AUTENTICO PIACERE
I trovatori occitani, in procinto di licenziare il loro prossimo cd, ci hanno inviato in assaggio un paio di pezzi. Rispetto ai brani pubblicati in precedenza, i musicisti piemontesi accentuano la svolta stilistica a favore dell’elettronica. Il risultato sembra entusiasmante; l’innesto della ricchissima tradizione orale, delle sonorità strumentali e del canto in lingua d’Oc sui ritmi campionati e le atmosfere jungle produce all’ascolto brividi di autentico piacere.

Daniel Gordon - Radio BBC Europe ("World Today") - Wednesday August 7, 2002
An Italian band called Gai Saber plays modern music in Occitan to draw more young people to the language.
the interview (a pair among many questions) 
Q. What can you do to help stop the Occitan language disappearing all together?
A. Our proposal is to save the language through music and so we sing and play Occitan music and we use our dialect and Occitan languages for our songs. We try to mix ancient instruments with modern sounds so we can reach also young people
Q. Are you hopeful for the future of Occitan?
A. Yes, I think yes.... We play not only in Italy, (but) in France, we were in Denmark for example, in Estonia last year, we'll be in Holland in September and so I think that lots of people can get interested in our music and perhaps they ask themselves: what is Occitan, what is Occitan language?

Massimo Cotto - RAI Radio 1 ("Hobo") - venerdì 02-08-2002
Una musica da un luogo a nord di nessun nord, poiché al tempo stesso luogo vero e reale, ma anche luogo della mente. Sulla tradizione occitana, quindi su questo canto suggestivo in lingua d'òc, in sostanza su tutto ciò che è memoria, che è passato, s'inseriscono atmosfere jungle, ritmi campionati, in sintesi tutto ciò che è strada di oggi, sguardo sul futuro, vita del presente. Si chiamano Gai Saber e da anni esplorano le pagine degli antichi trovatori con la lente di ingrandimento dei ritmi contemporanei.

Catherine Rocher - Midi Libre - Rodez Dimanche 21 juillet 2002
ESTIVADA - PLUS DEUX MILLES SPECTATEURS, HIER, AU JARDIN PUBLIC
LES PIÉMONTAIS OCCITANS SÈMENT LE MOUVEMENT
DES TROUBADOURS QUI JONGLENT AVEC UN RÉPERTOIRE... ROCK ET JUNGLE
Rideau ! L'Estivada a tiré ses dernières salves, hier soir.
Invités de cette ultime soirée et très attendus, les Occitans de Gai Saber (NDLE - joute poétique, en français) venus de leur vallée italienne ont semé un petit grain de folie, au jardin public. Alex Rapa et Maurice Giraudo (ex rockers psychédéliques !) sont, aujourd'hui, les leaders de l'un des groupes phares de la scène occitane. Il y a une vingtaine d'années, Maurice Giraudo, natif de Peveragnon a découvert dans le grenier de la maison familiale l'accordéon diatonique du grand père….Depuis, Maurice est devenu le père spirituel d'un groupe occitan étonnant qui jongle avec les instruments traditionnels (vielle à roue, cornemuse, flûte, accordéon) et associe, aujourd'hui, des rythmes rock ou jungle aux mélodies traditionnelles des troubadours.
Le groupe fête cette année ses dix ans avec un album résolument moderne et innovant : Electroch'oc. "C'est notre manière de mettre la culture occitane à la portée des jeunes" affirme Maurice.
"En Italie, nous, les Occitans, nous sommes tout petits. Il n'y a que 200 000 personnes qui comprennent la langue occitane. Et seulement 80 000 italiens parlent cette langue" reprend le musicien.
A Rodez, en tout cas, Maurice et ses amis italiens, ont trouvé à qui parler…en occitan. Environ 3000 spectateurs, , tous le jours, selon les organisateurs, ont pointé le bout de leur nez à l'Estivada. Et pour les plus matinaux (ou ceux qui n'ont pas eu le temps de dormir) sachez que ce matin, une messe en occitan est célébrée à 11 h en l'église Saint-Amans en présence de chœur d'hommes de l'abbaye de Sylvanès.

Rokko - Cartaigienicaweb
Una raccolta di canti tradizionali eseguiti da un coro e il nuovo album di un gruppo che reinventa i suoni delle radici spruzzandoli di silicio. Non potrebbero esser più distanti l'uno dall'altro questi due dischi. E invece sono strettamente legati tra loro, non solo per l'area geografica, linguistica e culturale di provenienza (le Valli occitane del Piemonte), ma anche perché, fatte salve le evidenti differenze sonore, rappresentano la medesima volontà di rapportarsi con identità, tradizione, lingua e territorio allontanando qualsiasi tentazione localista e qualsiasi approccio filologico o passatista. Ciò è evidente in "Elettroch'Oc", il terzo album dei Gai Saber, formazione che con questo lavoro mostra di essersi ormai definitivamente affrancata dalla sola ricerca musicale e dalla mera riproposizione di standard tradizionali da ballo. Il gruppo, con le sue ricercate escursioni nei territori del trip pop e della jungle e l'uso della lingua nei testi e nella comunicazione (si veda il sito www.gaisaber.it), si colloca idealmente al fianco di Lou Dalfin e Lou Seriol, le altre due band più conosciute delle Valli d'oc piemontesi, nell'opera di fondere la lingua e la cultura occitane con suoni e linguaggi di varia provenienza. Ora questo territorio, dove sono molti i gruppi alle prese con la riproposizione e il rinnovamento della musica popolare, possono contare - musicalmente parlando - su un attacco degno del Toro degli anni '70, allenato da Gigi Radice e Campione d'Italia nel 1975-1976…, in cui i Lou Dalfin, tra ghironde e chitarre, sono potenti come Puliciclone, i Lou Seriol, agili e efficaci nella loro patchanka barricadiera, possono essere l'equivalente di Ciccio Graziani, e i Gai Saber, così attenti al dettaglio degli arrangiamenti e impegnati nel riproporre i versi dei trovatori e quelli dei poeti contemporanei, ricoprono il ruolo di Claudio Sala, il Poeta del gol…. Tra ritmiche sincopate, campionamenti e elettronica, i Gai Saber diventano l'avanguardia musicale del loro territorio, gettano un nuovo ponte verso l'Occitania Granda, al di là delle Alpi - dove la contaminazione tra suoni tradizionali e altri linguaggi è già da tempo andata oltre la fusione folk + (punk) rock abbracciando hip hop, raggamuffin e addirittura club-culture - e dimostrano ancora una volta come una cultura sia viva solo se viene continuamente rinnovata. 

Le Journal Estivada - Juillet 2002
(live all'Estivada Rodez - Festival des musiques occitanes en Rouergue - Francia -
Sabato 20 Luglio)
[..]Puis ce fût au tour de Gai Saber, groupe italien des vallées occitanes de faire bouger les « estivaliers » avec son répertoire « Electroch’Oc ». Une énergie incomparable sur scène preuve de la ferveur musicale italienne et résultat d’un univers musical proche du ska et parsemé de rythmes jungle et trip-hop. Les membres de Gai Saber s’amusent sur scène ; ils dansent et sautent sans relâche pour le plus grand bonheur de la foule qui les imita tout le long du concert. C’est un grand merci au public et à l’équipe d’organisation qui clôtura leur prestation sur un final musical endiablé. 

Andrea Dani - Ousitanio Vivo Giugno 2002
La contaminazione degli elementi linguistici, lirici e musicali dell’area occitana con i suoni del sincretismo sonoro contemporaneo è sempre stato uno degli obiettivi cardine del percorso artistico dei Gai Saber. "Electroch’Oc" giunge ad affrontare in modo esplicito l’ossessione del campionamento, del groove elettronico e dell’universo jungle, senza rinunciare al recupero di antiche parole trobadoriche (Jaufre Raudel), del respiro lirico di poeti vecchi e nuovi d’Occitania (da Barba Tòni Bodrìer a Bronzat), sempre con un approccio filologicamente il più possibile corretto e rispettoso della materia d’origine.
La genesi ritmica dei brani è radicata senza indugi nel mondo della scansione metrica d’oc, ma è il vestito espressivo che si nutre ora della scuola di Bristol di fine anni Novanta, ora della ricerca campionatoria dell’Europa post techno, ancora dei miraggi mobyani d’ispirazione sintetica.
La verve del gruppo mantiene i propri punti di forza, e la grande generosità strumentale evita i rischi dell’affollamento grazie ad un uso attento e controllato degli ingredienti sonori. L’operazione di reciproca decontestualizzazione avviene con risultati convincenti e, senza dubbio, offre ai Gai Saber il miglior risultato della propria carriera, soddisfazione accresciuta dal’originalità della propria proposta all’interno della multiforme scena sonora d’Occitania (almeno del versante italiano). "La dancarem pus", "Sentiment embrolhat", "Quora sarej jà luenh" alcuni dei migliori tra i dieci episodi del disco.

www.radiolengadoc.com
Gai Saber, grop de las Valadas, sortís un disc novel Electroch´òc que contunha dins la dralha de Esprit de Frontièra, de compausicions e de represas de musica tradicionala, a la salsa Gai SaberEs una novèla acceleracion vers la conjugason entre lo son dels instruments tradicionals e la musica electronica. Dins Electroch'òc los ritmes del bal tradicional occitan costejan la atmosferas jungle e trip-hop, e las melodias dels ancians trobadors, intactas son essència, rescontran los "loops" e los sons electronics.....un disc que promet d´estre bon!

CDRoots - August 2002
The third recording by a remarkable band, ElectroCh'Oc is completely imbued with modern tecnology while still richly rooted in their traditions. Gai Saber take folk instruments like bagpipes, accordion, hurdy gurdy and such, and blow the walls off with contemporary arrangements, a solid sense of electronic wizardy and most importantly, a lot of attitude. 

Paolo Bogo - Agenda Rock On Line - Newsletter di mercoledì 31 luglio 2002 
Iniziamo questa edizione dell'"Agenda rock online" con alcune notazioni sul concerto di ieri sera (martedì 30 luglio) dei Gai Saber al Nuvolari. 
La formazione di Peveragno è formata da Alex Rapa (chitarra, voce, programmazioni digitali), Chiara Bosonetto (voce), Maurizio Giraudo (ghironda, cornamusa, flauti, voce), Paolo Brizio (organetto, darabuka, mandolino), Elena Giordanengo (arpa, galobet), Maurizia Giordanengo (organetto) e Sandro Serra (batteria). Una volta - ai tempi della loro collaborazione con la Compagnia del Birùn nello spettacolo "Mafalda" - si chiamavano Kalenda Maya, ma poi hanno dovuto trasformarsi in Gai Saber (la festa provenzale da cui prende il nome anche "La gaia scienza" di Nietzsche) per un'incredibile questione di diritti sul nome. Fin dall'inizio della loro attività, hanno voluto confrontarsi con la tradizione occitana e trobadorica in modo non pedissequo e ripetitivo, facendo emergere in modo nemmeno troppo velato la formazione rock da cui alcuni membri provenivano.
In questi ultimi tempi i Gai Saber stanno acquistando (www.gaisaber.it) una notevole fama, grazie alla partecipazione a prestigiose manifestazioni di musica etnica un po' in tutta Europa. Nel frattempo, il loro percorso creativo è andato avanti, come dimostra il loro ultimo compact disc uscito per la Bagarre Records, ovvero "Electro-ch'Oc", una raccolta di dieci brani dove la tradizione occitana a base di bourrée, scottisch e courente si amalgama in modo a tratti sorprendente con sonorità elettroniche che rinviano senza tante mediazioni a suoni trip hop, dance o addirittura velatamente jungle. L'uso massiccio di programmazioni digitali, campionamenti e suoni elettronici si uniscono ai suoni del galoubet, dell'organetto e della ghironda e ai testi in occitano in modo armonico, senza apparire una sorta di modernizzazione a tutti i costi di suoni "antichi" e/o "popolari".
Sono molti i momenti che ci hanno colpito del disco, ma se dovessimo evidenziare quelli che ci vengono in mente per primi, forse segnaleremmo la versione davvero piacevolmente straniante del classico occitano "La dançarem pus", le sonorità quasi un po' Roni Size di certi momenti di "Sentiment embrolhat" e la struttura progressivamente sempre più ipnotica della bellissima "Joinessa mai que mai" (con tanto di voci modificate elettronicamente e di fruscii campionati). Ascoltando e riascoltando questo disco, che ci è piaciuto integralmente, ci siamo trovati di fronte ad una formazione che ancora di più che in passato ci sembra davvero riduttivo considerare semplicemente "occitana". 
Dopo aver ascoltato "Electro-ch'Oc" con tale entusiasmo, eravamo ancora più curiosi di vedere i Gai Saber in concerto. E, nonostante i suoni non sempre perfettamente mixati, il risultato è stato assai positivo. Dal vivo, la formazione di Alex Rapa e Maurizio Giraudo resta un gruppo da ballo, che sa alternare le innovazioni sonore con una fedeltà alla tradizione occitana, come si è potuto vedere al Nuvolari, dove i loro fan - secondo noi non sempre a proposito - non hanno potuto fare a meno di esibirsi in bouréee, circhi circassi, etc. Ma è anche vero che la direzione che stanno prendendo i Gai Saber si sposta sempre di più verso un sound originale che probabilmente li allontanerà progressivamente dai puristi (o dal ghetto?) della danza occitana. Il che - francamente - non ci sembra davvero una cosa grave... 
Un'ultima segnalazione d'obbligo alla voce come al solito bellissima di Chiara Bosonetto e all'entusiasmo e alla bravura del gruppo dei tre giovani (Paolo, Maurizia e Elena), la cui presenza sul palcoscenico sa dare alla formazione - tanto per restare in ambienti "nietzscheani" - un tocco di dionisiaco, davvero contagioso.

Marco Stolfo - Informagiovani Magazine - n.4 Luglio-Agosto 2002
Le Valli occitane del Piemonte possono avvalersi di un altro gruppo di valore, in grado di promuovere la lingua e la cultura d'oc in maniera innovativa e vitale. Si tratta dei Gai Saber, formazione attiva da circa un decennio, che con il terzo disco "Electroch'òc", mostra di essersi ormai definitivamente affrancata dalla sola ricerca musicale e dalla mera riproposizione di standard tradizionali da ballo. Già i precedenti "Troubar R'Oc" ed "Esprit de frontiera", fornivano significative indicazioni in questa direzione, anche se il nuovo album rappresenta per i Gai Saber il raggiungimento di una ormai consolidata identità sonora ed ideale. Il gruppo, infatti, si colloca in maniera originale sulla scia di Lou Dalfin e Lou Seriol, ma, mentre il gruppo di Sergio Berardo prosegue il suo obiettivo di unire la tradizione con i linguaggi del rock e la band dei fratelli Degioanni riscrive il folk con un agile patchanka, i Gai Saber fondono ghironde ed elettronica e si avventurano con buon successo nei territori del trip hop e della jungle. Il tutto, con testi ora propri, ora tradizionali, ora opera di antichi trovatori o di poeti occitani contemporanei, è gradevole all'ascolto e lancia un messaggio forte e chiaro: il futuro è da scrivere, vivere e cantare, anche in lenga d'oc. Nel web: www.gaisaber.it.

S.P. - Cuneo Provincia Granda - Agosto 2002
GAI SABER- Melting-pot culturale con la formazione di Peveragno
"Un essere umano non è un monumento né una Casbah, ma un individuo che si nutre di realtà quotidiana. La nostra cultura non è un "passato", ma un "presente", un elemento attivo nella nostra vita e protagonista della nostra evoluzione". Queste sono le parole che Lahcen, musicista di Marrakech oggi residente ed operante in quel di Londra, usa spendere per descrivere la propria musica e l'essenza che la anima. Non world music ("Se la nostra è musica del mondo, da che pianeta arriverebbero le altre?") né tanto meno musica tradizionale tout court.
E così ecco che certe etichette, tanto comode per rifugiarvisi quando non si ha molto da dire, si prosciugano nella penna. Un'ottima opportunità invece se si vuole parlare di cultura e, in particolare, di musica senza lasciarsi soggiogare da barriere culturali e preconcetti.
Troppo spesso lo specifico del retaggio locale si confonde con l'idealizzazione del passato o, meglio, cultura del passato da conservare e difendere acriticamente. Il concetto stesso di tradizione è, in fondo, una sorta di contraddizione in termini. Quella che consideriamo tale, altro non è che una tappa, la fotografia di un momento, un passaggio preciso ed immobilizzato del processo evolutivo che, senza soluzione di continuità, coinvolge e, qualche volta, addirittura travolge la cultura popolare, costretta da sempre a districarsi fra diversi linguaggi e suggestioni. Un punto fermo cui rivolgere lo sguardo e da cui prendere lo slancio per fare, almeno, un passo in avanti.
Un moto dello spirito che caratterizza la musica e la storia degli occitani Gai Saber. La formazione di Peveragno ha sempre precorso i tempi all'interno del vasto bacino della cultura musicale occitana, agevolando l'evoluzione naturale del proprio suono e non incaponendosi nella cervellotica ricerca concettuale. Non solo, quindi, formale proposito di mediazione intellettuale ma anche più semplice concessione al piacere dell'ascolto, coltivare il gusto per il suono puro, la scansione ritmica che nasce nell'ambito urbano contemporaneo (jungle e trip hop, per esempio) per poi essere indotta a sostenere gli splendidi impasti vocali di questo piccolo ensemble ed incontrare le melodie della musica della danza popolare occitana e quella colta delle liriche dei trovatori. 
Un percorso che li ha oggi condotti a focalizzare meglio la propria cifra stilistica. Più propositiva ed originale che in passato, se non addirittura metro di riferimento per le altrui esperienze artistiche.
Un'evoluzione tale da portarli, negli ultimi anni, a suonare un po' ovunque in Italia ed in Europa. In Francia ormai sono ospiti fissi di rassegne dedicate al folk occitano od evoluto che sia (l'Estivada di Rodez, la Feira di Besiers, il Festival des Musiques d'Ici & d'Ailleurs, l'Intermediare di Marsiglia), ma segni del loro passaggio si possono rintracciare in Danimarca all'Halkaer Festival, al Shanty Music Festival di Paide in Estonia e così via.
Le peculiarità della proposta dei Gai Saber si ritrovano tutte nel nuovo "Electroch'òc", il loro terzo album in uscita a giugno. Un lavoro, la cui fase compositiva ha preso l'avvio tre anni fa, che si è concluso agli inizi del 2002. Una continua e caparbia attenzione, una volontà tenace nella rifinitura dei suoni a limare le increspature là dove necessario, raffinare il matrimonio tra i profondi bassi dei ritmi e l'organetto, tra ghironda ed i campionamenti, rendere meno banale e plastificato il suono. Il risultato è un'opera che li conduce oggi a confrontarsi direttamente con i musicisti ed i gruppi ben più noti della scena occitana marsigliese, con Massilia Sound System e Dupain la più attiva ed effervescente in questo ambito, attestandosi certo su posizioni un po' diverse, maggiormente legate alla forma canzone nello sforzo di non negarsi alla comunicazione più diretta.
In "Electroch'òc" emergono qua e là anche voci registrate in giro per l'Europa, durante gli spostamenti continentali del gruppo, tra le quali fa capolino anche l'evocativa voce di un arabo.
Una citazione neppure troppo avulsa dal contesto che, in fondo, sancisce un legame ancora più forte con le parole prese a prestito dal magrebino Lahcen in apertura d'articolo.
Un bel cortocircuito culturale. 

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Seguono stralci di alcune delle recensioni relative ai precedenti album ("Troubar 'oc" ed "Esprit De Frontiera") pubblicate sulle principali riviste specializzate (e non) nazionali e su alcune riviste e webzine straniere.

   "Esprit De Frontiera" (1999)   


Eddy Cilia - Blow Up n. 16 settembre 1999 
"...scansioni addirittura hip-hop dell'attacco di Oubriè d'Ousitanio e di In Foe Zmouorth e a un basso sovente jazzato. "

Elio Bussolino - La Repubblica - giovedi 19 agosto 1999
"l'elemento che viene per primo in risalto è il perfetto incastro di sonorità acustiche, elettriche ed elettroniche….cui vanno poi sommate l'incisività degli arrangiamenti e la bella varietà delle voci cantanti, un altro segno distintivo del gruppo…

John Vignola - Rockerilla n. 229 settembre 1999
"Lo spirito di frontiera si incarna nel nuovo disco dei Gai Saber con toni attuali, se non moderni"

Sergio Porracchia - Mucchio Selvaggio n. 359 luglio 1999
"...un approfondito esercizio di ricerche all'interno del recupero della cultura oggi minoritaria delle vallate occitane, strappata alle pastoie dello stanco tradizionalismo" 

Lee Blackstone - Rootsworld, updated June 6, 2000
"Esprit de Frontiera rocks hard, and the Troubadour songs meet inventive dance beats that combine traditional percussion (bodhrans, galoubet, tambourin) with electronic samples. The aim here is to ensure the popularity of Occitanic, and Gai Saber want you to move your ass…Chiara Bosonetto's voice is a wonder…." 

Michael Moll - Folkworld, 06-11-99
"Esprit De Frontiera sees Gai Saber having found their style, and presenting a coherent album of modern Occitan music" 

Roberto G.Sacchi - Folk Bulletin
n.10 dicembre 1999
"[...] gli strumenti tradizionali insieme ad una forte presenza di suoni "altri" o addirittura campionati, così com'è da sempre la scelta artistica del gruppo. [...]: Ares Tavolazzi al basso, Elio Rivagli alla batteria, Vincenzo Zitello all'arpa celtica, conferiscono professionalità e prestigio al prodotto, ma protagonisti del salto di qualità sono innanzitutto i "ragazzi" di Gai Saber
[...] una invidiabile serenità progettuale ed un ammirevole coerenza di obiettivi"

Loris Bhom - Traditional Arranged
dicembre 1999
"[...] Gai Saber vuole uscire allo scoperto con arrangiamenti sofisticati, ritmati, con composizioni proprie di matrice occitana ma impreziositi da una verve quasi pop [...] si fa apprezzare ad ogni ulteriore ascolto, ma Gai Saber deve ancora esprimere il meglio e, di questo passo, lo vedremo presto alle prese con gli onori e oneri di una carriera professionistica"


   "Troubar r'oc" (1997)   


Elio Bussolino - Fare Musica
"Uno dei più brillanti e riusciti tentativi di aggiornare al gusto contemporaneo il quasi millenario patrimonio tradizionale della musica occitana e trobadorica"

Sergio Porracchia - Mucchio Selvaggio n.237/238 gennaio 1997
"....portano a compimento quanto hanno caparbiamente inseguito in questi ultimi cinque anni [...] "Troubar r'Oc" mostra la precisa volontà del gruppo di non rifugiarsi in un microcosmo tradizionale."

Andrea Dani - Rockerilla n.196 dicembre 1996
"Il viaggio che "Troubar r'Oc" propone è quello di una fertile contaminazione..."